mercoledì 21 ottobre 2009

IL CONFLITTO PSICO-ENERGETICO-BIOLOGICO

È stato spiegato nei post precedenti dell’argomento "PSICOSOMATICA" che a fronte di una necessità specifica il corpo reagisce in una maniera preordinata e predisposta dalla natura per il nostro livello evolutivo.
Quella che per l’uomo primitivo era un’attivazione naturale tipica della sua vita selvaggia, ai nostri tempi diviene un evento particolare che chiameremo CONFLITTO PSICO-ENERGETICO-BIOLOGICO.  

Ma cos’è un Conflitto Psico-Energetico-Biologico?

Il conflitto psico-energetico-biologico, in senso stretto, o primario, è un evento drammatico che si presenta all’improvviso cogliendoci impreparati (ad es. la perdita improvvisa di una persona cara, un’aggressione subita, la perdita inaspettata di soldi ecc.).
 
Il conflitto psico-energetico-biologico in senso allargato, o secondario, è qualsiasi evento che coinvolge la nostra sfera emotiva in senso negativo contro il quale non sappiamo come reagire (ad. es. la classica suocera che si stabilisce a casa e non se ne va più, o il vicino che ogni giorno ci fa un dispetto): può essere meno drammatico ma, se protratto nel tempo, i suoi effetti possono essere gravi tanto quanto per il primario.
Il tutto può essere aggravato, in entrambi i casi, se vissuto in isolamento e solitudine.


COSA SUCCEDE IN PRESENZA DI UN CONFLITTO?

Quando si presenta un conflitto, lo shock emotivo che ne consegue fa scattare immediatamente dei “meccanismi di protezione” predisposti dalla natura per il nostro livello evolutivo.

Per l'intelligibilità di tali meccanismi e dei relativi fenomeni correlati va però utilizzata una chiave del tutto diversa da quella che normalmente siamo abituati ad utilizzare, ovvero una visione strettamente psicologica e “moderna”.

Il fatto è che da un punto di vista anatomico il nostro corpo è più o meno quello dei nostri avi cavernicoli; viceversa, il nostro cervello ha subito un’evoluzione molto maggiore rispetto, appunto, a quella del corpo, determinando una “traslazione in senso metaforico” delle conflittualità dell’uomo primitivo.
Prendere atto dei conflitti in essere, capirne l’evoluzione, conoscerne i rischi correlati ed agire in modo da risolvere il problema è pertanto possibile esclusivamente comprendendo appieno questo concetto.

In tutto ciò lo STRESS riveste un ruolo di primaria importanza.

Lo stress, unito alla paura ed allo sviluppo dell'intelletto ha permesso all’uomo di diventare la specie dominante sulla terra. 
Lo stress ci permette di reagire prontamente ad una aggressione, ad un pericolo, ad un evento inaspettato.

Durante la fase di stress avviene una vera e propria esplosione biochimica nel nostro corpo, con la iperproduzione di adrenalina, noradrenalina, istamina ecc., cambia la vascolarizzazione di centri e periferie, aumentano le pulsazioni cardiache e la pressione sanguigna, preparando il corpo per la fase di attacco e fuga, a seconda se si è predatori o preda.

Dopo l’attacco o la fuga, sia il predatore che la preda (se sopravvissuta), sia il cavernicolo tornano alla propria tana, luogo di protezione e sicurezza, e rilasciano completamente lo stress, normalizzando tutti i livelli chimici, fisici e bioenergetici.

Infatti durante la fase di attacco e fuga avvengono mutazioni anche a livello bioenergetico, con la chiusura di determinati centri energetici o lo svuotamento completo di un settore, o la concentrazione energetica in una determinata parte anatomica.

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